Smart City & Interoperabilità

Come procedono i progetti Smart City in Italia: l’intervista a Matteo Risi

Un Comune su tre ha un progetto smart. Il resto si ferma per mancanza di personale e dati in comune.

calendar_today 2 ottobre 2026 · person Heartwood Labs ·link Fonte: osservatori.net
Come procedono i progetti Smart City in Italia: l’intervista a Matteo Risi

Parte da una notizia di osservatori.net del 2 ottobre 2026: Come procedono i progetti Smart City in Italia: l’intervista a Matteo Risi. Un Comune su tre ha un progetto smart. Il resto si ferma per mancanza di personale e dati in comune.

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L’intervista a Matteo Risi, direttore dell’Osservatorio Smart City del Politecnico di Milano, fa il punto su come vanno davvero i progetti in Italia. Il quadro di partenza è semplice: il 31% dei Comuni ha avviato almeno un progetto Smart City. Se si guarda al solo triennio 2023-2025, la quota scende al 17%. Le iniziative esistono sul territorio, ma faticano a diventare un percorso stabile in tutte le amministrazioni. Il mercato resta comunque consistente: circa 1,03 miliardi di euro nel 2025. Gli ambiti con più investimenti sono mobilità intelligente, illuminazione pubblica e monitoraggio ambientale e del territorio.

Risi invita a guardare oltre il numero di sensori e a puntare sulla qualità d’uso dei dati. Paragona la città a un organismo da tenere sotto controllo con misure regolari. I sensori sui mezzi che girano ogni giorno, come quelli per la raccolta dei rifiuti, offrono misure strada per strada. Le telecamere con analisi video distinguono i tipi di veicoli e segnalano eventi specifici. Chi usa queste tecnologie deve rispettare le regole sui dati personali fin dal progetto. Il gemello digitale (Digital Twin, cioè una copia virtuale di strade o quartieri alimentata da dati reali) permette di simulare una modifica alla viabilità prima di cambiare i sensi di marcia. L’intelligenza artificiale aggiunge analisi e previsioni su grandi volumi di dati. Un esempio operativo è Julia, l’assistente virtuale di Roma Capitale che guida cittadini e visitatori tra servizi e procedure.

Il freno principale non è la tecnologia. Nei piccoli Comuni mancano persone e tempo da dedicare all’innovazione. Anche con fondi disponibili, un organico ridotto fatica a progettare e gestire nuovi servizi senza togliere risorse alle attività quotidiane. Nelle grandi città il problema cambia forma: gli uffici lavorano in comparti separati e i dati restano fermi nei singoli settori. La risposta indicata è la collaborazione tra enti. Oggi il 48% dei Comuni dichiara di voler collaborare con altri enti locali, ma solo il 13% partecipa già a una Smart Land (una rete in cui più amministrazioni condividono piattaforme e servizi su un territorio ampio). Sul fronte AI i numeri mostrano un divario tra interesse e uso: solo il 7% dei Comuni la usa nel 2025, il 18% prevede di introdurla nel 2026 e un altro 34% dal 2027 in poi.

Cosa significa per PA e imprese

  • Dal sensore al servizio utile: un lampione connesso da solo serve a poco. Serve quando i suoi dati si uniscono a quelli di traffico e aria e aiutano a decidere dove limitare gli accessi nelle ore di punta. Oggi ogni fornitore consegna file diversi e gli uffici perdono settimane a farli quadrare. Un Comune di 30.000 abitanti può partire da qui: un solo incrocio di dati che risponde a una domanda concreta.
  • Interoperabilità come regola di gara: la norma UNI 11973:2025 indica il modello nazionale basato sulle specifiche ENEA SCPS 2.0. In pratica, il Comune chiede nei capitolati dati in formato aperto (UrbanDataset, con nomi e formati definiti in modo univoco) verso la piattaforma orizzontale. L’impianto di illuminazione resta dov’è, ma i suoi dati li usano anche mobilità e ambiente. E non pagate un connettore nuovo a ogni bando.
  • Organizzazione prima degli algoritmi: l’AI aiuta a leggere molti dati e a preparare risposte per sportello e servizi. Prima però servono dati in ordine, ruoli chiari e persone formate. Per un piccolo ente conviene partire da un caso solo con dati che ha già, come i report sui rifiuti o le richieste allo sportello. Dividere piattaforma e formazione con i Comuni vicini abbatte i costi e permette di riusare soluzioni già collaudate.

Cosa fa Heartwood Labs

Accompagniamo le amministrazioni che vogliono passare da progetti isolati a un sistema interoperabile. Partiamo dai flussi dati esistenti e li portiamo verso il modello ENEA SCPS 2.0 conforme alla norma UNI 11973:2025: definizione degli UrbanDataset, configurazione della piattaforma e cruscotti operativi per illuminazione, mobilità e ambiente. Lavoriamo con software e standard aperti, così il Comune conserva la titolarità dei dati e riusa le soluzioni in altri bandi. Formiamo il personale interno perché gestisca la piattaforma in autonomia dopo l’avvio.

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3 azioni concrete

  1. Fate una ricognizione dei dati che già possedete: quali sensori sono attivi, chi li gestisce e in quale formato esportano. Bastano un foglio condiviso e un incontro tra mobilità, ambiente e CED per scoprire sovrapposizioni e buchi.
  2. Inserite nel prossimo capitolato una clausola di interoperabilità: consegna dei dati in formato aperto conforme a SCPS 2.0 e alla norma UNI 11973:2025, con documentazione dei tracciati. Chiedete al fornitore una prova di invio verso la piattaforma prima del collaudo.
  3. Prenotate un incontro di assessment con Heartwood Labs: analizziamo un caso d’uso prioritario, verifichiamo i dataset disponibili e proponiamo un percorso graduale verso la piattaforma orizzontale con formazione del personale.

Fonte primaria: osservatori.net. Approfondimento a cura di Heartwood Labs.

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