Parte da una notizia di osservatori.net del 6 ottobre 2026: Intelligenza Artificiale nella Pubblica Amministrazione: a che punto è l’Italia. Il 57% del tempo dei dipendenti pubblici è automatizzabile: per i Comuni, è il modo di tenere i servizi con meno personale.
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L’articolo è a cura dell’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano. Il punto di partenza è il momento storico: l’IA entra nella PA mentre si chiude la stagione delle risorse straordinarie del PNRR e si avvicina un’ondata di pensionamenti senza precedenti. I numeri aiutano a capire la scala. Nel 2025 il mercato italiano dell’IA ha raggiunto 1,8 miliardi di euro, in crescita del 50% in un anno. La PA ne rappresenta il 19% ed è tra i segmenti che accelerano di più. La fetta più ampia dell’offerta, il 39%, è fatta di sistemi conversazionali e di analisi dei testi: assistenti che lavorano su manuali, normative e documentazione. È esattamente il terreno dove la PA produce e consuma valore ogni giorno.
La stima più citata riguarda il tempo di lavoro: il 57% delle ore dei dipendenti pubblici è impiegato in attività potenzialmente automatizzabili. Non è una previsione di posti a rischio. È la misura dello spazio per liberare tempo in una macchina sotto organico e anziana: solo l’8% della popolazione attiva lavora nel pubblico, contro il 12% della media europea, e l’età media è di 50 anni. Nei prossimi cinque anni circa 700.000 persone andranno in pensione. In queste condizioni l’IA non sostituisce il lavoro. Serve a mantenere i servizi con meno personale, affiancando a ogni dipendente assistenti che assorbono il ripetitivo e liberano ore per giudizio, responsabilità e relazione con cittadini e imprese.
Gli usi che rendono già sono due: il supporto alle decisioni, attivo nel 45% degli enti che sperimentano, e la gestione documentale, nel 41%. Dietro queste voci ci sono applicazioni concrete. Gli assistenti conversazionali rispondono in linguaggio naturale su bandi, scadenze e procedure. L’elaborazione documentale istruisce pratiche, classifica istanze ed estrae dati da moduli. Il back office riceve analisi preparatorie e ricerche normative, mentre la decisione resta alla persona. L’analisi predittiva programma servizi e risorse a partire dai dati. La semplificazione del linguaggio amministrativo e la traduzione multilingua allargano l’accesso. Sui progetti censiti a livello internazionale, l’Italia si difende bene: il 49% è pienamente operativo, contro una media del 43%. Il resto è ancora tra annunci e sperimentazioni.
Le fondamenta tecniche ci sono e sono italiane. ANPR è adottata da tutti i Comuni e offre quindici certificati scaricabili in autonomia. PagoPA ha gestito centinaia di milioni di pagamenti. L’App IO supera i 42 milioni di download, SPID i 41 milioni di cittadini. La Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND, l’infrastruttura che permette agli enti di scambiarsi dati) espone oltre 13.000 servizi, usati più di un miliardo di volte. Oltre 13.000 enti hanno presentato piani di migrazione al cloud. Sono questi dataset e questi servizi che rendono possibile un’IA pubblica utile. Resta un paradosso: solo il 61% degli utenti internet interagisce online con la PA, contro il 75% della media europea. L’offerta c’è, l’uso arranca.
Il caso Me.Toscana mostra come si fa. La Regione ha unificato canali digitali frammentati in un unico punto di accesso personalizzato. L’assistente “Chiedilo a Me” risponde su bandi, concorsi e servizi attingendo solo a fonti ufficiali e citandone sempre la provenienza. La parte replicabile sta nelle difficoltà affrontate: un framework di orchestrazione indipendente dai modelli linguistici, un modello organizzativo per contenuti e addestramento, e la compliance con GDPR, CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale) e AI Act verificata per progetto. I rischi generali confermano la diagnosi: 13 Regioni su 18 non hanno ancora una strategia specifica sull’IA, ma 12 hanno già acquistato soluzioni. Solo 8 misurano risultati e impatti. La cosiddetta shadow AI (l’uso di strumenti non autorizzati dall’ente) pesa più che altrove, perché tratta dati personali e sensibili. E con la fine del PNRR manca un piano nazionale di finanziamento per dare continuità.
Cosa significa per PA e imprese
- L’interoperabilità è il prerequisito, non l’optional. Un assistente comunale che non legge ANPR, protocollo e tributi risponde a vuoto. La buona notizia è che le piattaforme nazionali esistono già: PDND per lo scambio dati, App IO per le comunicazioni, PagoPA per i pagamenti. Per un Comune di 15.000 abitanti, il primo passo non è comprare un chatbot. È esporre i propri dati di base sulla PDND e usare quelli degli altri enti. L’IA utile nasce da dati che dialogano.
- Strategia scritta prima degli acquisti. Il dato che deve far riflettere è quello delle Regioni: quasi tutte comprano, poche hanno una strategia. Un piccolo Comune può fare meglio con poco: una pagina che dice quali processi vuole ripensare, con quali obiettivi e come misurerà i risultati. Senza questa pagina, ogni sperimentazione resta un annuncio. Con questa pagina, anche un progetto da poche migliaia di euro produce un verdetto chiaro: ha funzionato o no.
- Misurare e formarsi, insieme. Solo 8 Regioni monitorano gli impatti dell’IA. Eppure la misurazione è ciò che distingue un intervento che riduce le disuguaglianze da uno che le amplia. Accanto serve la formazione: 15 amministrazioni su 18 hanno avviato iniziative per il personale, anche per governare la shadow AI con regole chiare su cosa è consentito. Strumenti autorizzati, linee guida semplici e qualche ora di formazione valgono più di un divieto ignorato.
Cosa fa Heartwood Labs
Aiutiamo i Comuni a mettere l’IA su basi solide: mappatura dei processi documentali, riuso delle piattaforme nazionali esistenti e dashboard per misurare tempi ed esiti dei servizi. Partiamo da ciò che l’ente ha già, con interventi proporzionati alle sue dimensioni. L’obiettivo è concreto: servizi che funzionano anche con meno personale agli sportelli.
Scopri la Smart City Platform →3 azioni concrete
- Elenca i cinque processi più cartacei del tuo ente: protocolli, istanze, certificati. Per ciascuno annota ore spese al mese e dati già disponibili in formato digitale.
- Verifica la tua posizione sulle piattaforme nazionali: servizi esposti su PDND, uso di App IO e PagoPA, strumenti di IA autorizzati con regole scritte contro la shadow AI.
- Prenota un incontro con Heartwood Labs per un assessment dello stato digitale del tuo ente: porti i processi e torni a casa con priorità e primi passi.
Fonte primaria: osservatori.net. Approfondimento a cura di Heartwood Labs.
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